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Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica

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Con un programma semplice ed efficace, che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare Con un programma semplice ed efficace, che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritto racconti che, attraverso vicende affioranti dalla sua memoria e ancor più attraverso casi affrontati in veste di avvocato, danno una vividissima e articolata rappresentazione del segreto che a volte si nasconde dentro le pareti domestiche. Con la sapienza narrativa che le è propria, evoca l'esibizione del teatro della violenza in Sicilia, i silenzi comprati da un marito abusante, il dolore dei figli abusati, la complicità fra vittima e carnefice. Marina Calloni, docente alla Bicocca, traduce la consapevolezza secondo la quale viviamo in città in cui "si uccidono le donne" in una visione sintetica e in una stringente serie di dati. Il male che si deve raccontare è insieme un atto di denuncia e uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime. I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di Edv.


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Con un programma semplice ed efficace, che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare Con un programma semplice ed efficace, che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritto racconti che, attraverso vicende affioranti dalla sua memoria e ancor più attraverso casi affrontati in veste di avvocato, danno una vividissima e articolata rappresentazione del segreto che a volte si nasconde dentro le pareti domestiche. Con la sapienza narrativa che le è propria, evoca l'esibizione del teatro della violenza in Sicilia, i silenzi comprati da un marito abusante, il dolore dei figli abusati, la complicità fra vittima e carnefice. Marina Calloni, docente alla Bicocca, traduce la consapevolezza secondo la quale viviamo in città in cui "si uccidono le donne" in una visione sintetica e in una stringente serie di dati. Il male che si deve raccontare è insieme un atto di denuncia e uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime. I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di Edv.

30 review for Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica

  1. 5 out of 5

    Jessica

    E' stata una lettura illuminante. Pensiamo sempre di avere tutto molto chiaro riguardo alla violenza sulle donne, tramite i tg e giornali veniamo a conoscenza di dinamiche,dettagli irrilevanti,pareri di esperti ma in realtà queste sono solo chiacchiere. Ogni caso di violenza è a sé, non è mai tutto semplice e lineare e le ferite che lascia non sono solo quelle visibili,si viene annientati come esseri umani,psicologicamente e moralmente. Uscirne e sopravvivere non è assolutamente facile come pens E' stata una lettura illuminante. Pensiamo sempre di avere tutto molto chiaro riguardo alla violenza sulle donne, tramite i tg e giornali veniamo a conoscenza di dinamiche,dettagli irrilevanti,pareri di esperti ma in realtà queste sono solo chiacchiere. Ogni caso di violenza è a sé, non è mai tutto semplice e lineare e le ferite che lascia non sono solo quelle visibili,si viene annientati come esseri umani,psicologicamente e moralmente. Uscirne e sopravvivere non è assolutamente facile come pensiamo noi peccando di superficialità. La vittima,il carnefice,i figli come vittime collaterali, sono tutti tasselli di una stessa,triste storia. Da leggere assolutamente, perché è importante parlarne, bisogna conoscere il male per combatterlo.

  2. 5 out of 5

    Malitia

    Intervista a Simonetta Agnello Horbny: http://dustypagesinwonderland.blogspo... Contraria alla definizione di femminicidio perché troppo specifica - e non include altri casi - è Simonetta Agnello Hornby, più nota come autrice di romanzi molto apprezzati e avvocato a Londra, dove vive e si occupa di casi di violenza domestica. Il male che si deve raccontare, scritto in collaborazione con Maria Calloni, racconta appunto la sua esperienza in circostanze che non necessariamente sfociano nell'omicidio Intervista a Simonetta Agnello Horbny: http://dustypagesinwonderland.blogspo... Contraria alla definizione di femminicidio perché troppo specifica - e non include altri casi - è Simonetta Agnello Hornby, più nota come autrice di romanzi molto apprezzati e avvocato a Londra, dove vive e si occupa di casi di violenza domestica. Il male che si deve raccontare, scritto in collaborazione con Maria Calloni, racconta appunto la sua esperienza in circostanze che non necessariamente sfociano nell'omicidio, e che si estendono alla violenza non solo verso il coniuge, ma anche verso i figli e i soggetti deboli del patriarcato. L'idea della Hornby - mi permetto di parlarne con disinvoltura avendola ascoltata personalmente - è che la base della violenza domestica sia da ricercare nell'idea del possesso e del dominio esercitato sull'altro: questo non c'entra con il sesso, come testimoniato dai casi di violenza tra omosessuali o, nei rari casi inversi, di violenza delle donne verso gli uomini. I casi riportati dalla Hornby, però, riguardano la tradizionale violenza perpetrata dall'uomo e derivano dalla sua esperienza personale. Con il talento della scrittrice e lo spirito pragmatico di avvocato, Simonetta Agnello Hornby descrive le mille dolorose problematiche che circondano tali questioni, senza moralismi e tendendo più volte, anzi, a sottolineare come la denuncia della violenza domestica non porti necessariamente a un esito felice: i minori, segnati dal dolore e destinati a case famiglia, possono assumere comportamenti deleteri per se stessi (assunzione di stupefacenti) o imboccare la via della microcriminalità, sbandati dal fardello che portano sulle spalle. Importantissima è la spiegazione dei meccanismi che spingono le donne a subire e a rimanere con l'uomo che le picchia: la dipendenza economica dall'aggressore è la principale causa di legame - la donna che non sa come allevare i figli senza gli introiti del marito, che trattiene tutti i liquidi, è portata a ritornare da lui anche dopo la denuncia - oppure l'avversione della famiglia stessa che spalleggia l'uomo, vittima anche essa di un sistema psicologico. Altrettanto illuminante è la descrizione, costituita esclusivamente da frasi comuni, dell'itinere violento dell'uomo dominatore: dalla fase della seduzione ("Sei così buona! Mi fai dimenticare tutto il brutto della vita", "Mi piace camminare accanto a te. Sento l'invidia degli altri uomini... sanno che non ti merito"), all'isolamento ("Cerchiamo di passare tutti i fine settimana in campagna, quest'anno. Mi piace tanto stare solo con te", "Ma io non ti basto?", "Allora non mi ami"), all'attacco che lede l'autostima della donna e la convince che non è nulla senza il compagno e nessun altro sarebbe disposto ad accoglierla o ad amarla, al primo schiaffo ("Mi sento un verme, non volevo alzare le mani su di te... come faceva mio padre con mia madre", "Mi hai provocato, mi hai disubbidito", "Tu non mi meriti!") fino al dominio assoluto e, infine, l'omicidio. Troviamo un punto in comune con L'ho uccisa perché l'amavo: Lui è pentito e non lo rifarà più. Non merita la prigione, è stato solo un momento di follia. E poi c'è sempre quel pensiero, nell'uomo comune e nella donna di casa, che forse lei se l'era cercata: il marito l'aveva castigata per essersi comportata male, non intendeva certo ucciderla, si era solo lasciato trasportare. Era stato provocato, non era tutta colpa sua. Ma i due libri [L'ho uccisa perché l'amavo FALSO e Il male che si deve raccontare, N.D.A.]- eccellenti, necessari, graffianti - pur impostati in maniera diversa hanno tantissime analogie. Differiscono, invece, nel divario tra il modo in cui la violenza viene affrontata giuridicamente in Inghilterra e il modo in cui succede in Italia. I primi capitoli de Il male che si deve raccontare descrivono infatti l'operato di Patricia Scotland, fondatrice della Corporate Alliance Against Domestic Violences e la Eliminate Domestic Violence Global Foundation. La Scotland, che ha ricevuto la nomina alla Camera dei Lord durante il governo Blair, ha creato un sistema che si basa sulla velocità del soccorso a chi chiede aiuto e sull'immediata protezione, sul sostegno morale ed economico, sulla fornitura di abitazioni - "a costo di trovarlo sul mercato privato" - entro solo ventiquattro ore. Questo ha portato alla diminuzione dei costi per la società - la vittima è messa in condizione di continuare a lavorare - e della recidività.

  3. 5 out of 5

    Francesca Serri

    Il libro è interessante e racconta di vicende che spesso non vengono dette, fatti che ci fanno aprire gli occhi. A parte le singole vicissitudini, il libro è un po' ripetitivo. La seconda parte, quella scritta da Marina Calloni, é molto noiosa e ripetitiva su fatti già descritti dall'autrice principale. 4 stelle perché lo stile e il modo di scrivere della Hornby ti fanno godere la lettura anche quando si tratta di tematiche così poco "piacevoli". Il libro è interessante e racconta di vicende che spesso non vengono dette, fatti che ci fanno aprire gli occhi. A parte le singole vicissitudini, il libro è un po' ripetitivo. La seconda parte, quella scritta da Marina Calloni, é molto noiosa e ripetitiva su fatti già descritti dall'autrice principale. 4 stelle perché lo stile e il modo di scrivere della Hornby ti fanno godere la lettura anche quando si tratta di tematiche così poco "piacevoli".

  4. 4 out of 5

    Marti

    Qual è la prima causa di morte o lesioni gravi, nel mondo, per le donne? La violenza domestica. E noi non stiamo facendo nulla. Interessantissima la fondazione, da parte di Patricia Scotland, dell'edv. Un'organizzazione no-profit che tutela le donne e i bambini vittime di violenza domestica a 360 gradi in 24 ore. Tutto questo è spiegato incredibilmente meglio nel libro. Qual è la prima causa di morte o lesioni gravi, nel mondo, per le donne? La violenza domestica. E noi non stiamo facendo nulla. Interessantissima la fondazione, da parte di Patricia Scotland, dell'edv. Un'organizzazione no-profit che tutela le donne e i bambini vittime di violenza domestica a 360 gradi in 24 ore. Tutto questo è spiegato incredibilmente meglio nel libro.

  5. 4 out of 5

    Jasmine

    Questo libro me lo ha regalato mia nonna per tenermi vigile da “quello che c’è in giro” . Un libro che ogni adolescente e ogni donna dovrebbe leggere . Un libro che spiega meglio cosa sia la violenza sulle donne e non solo quella fisica ma anche psicologica e come riconoscerla . Super consigliato

  6. 5 out of 5

    Alisea

    Il male che si deve raccontare Con un programma semplice ed efficace, che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritt Il male che si deve raccontare Con un programma semplice ed efficace, che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritto racconti che, attraverso vicende affioranti dalla sua memoria e ancor più attraverso casi affrontati in veste di avvocato, danno una vividissima e articolata rappresentazione del segreto che a volte si nasconde dentro le pareti domestiche. Con la sapienza narrativa che le è propria, evoca l'esibizione del teatro della violenza in Sicilia, i silenzi comprati da un marito abusante, il dolore dei figli abusati, la complicità fra vittima e carnefice. Marina Calloni, docente alla Bicocca, traduce la consapevolezza secondo la quale viviamo in città in cui "si uccidono le donne" in una visione sintetica e in una stringente serie di dati. Il male che si deve raccontare è insieme un atto di denuncia e uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime. I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di Edv.

  7. 4 out of 5

    Simona Filice

    In occasione dell’edizione 2013 del Salone del Libro Simonetta Agnello Hornby ha presentato "Il male che si deve raccontare" e spiegato la "reason why" che caratterizza quest’ultimo nato di casa Feltrinelli per mano della grande scrittrice. L’obiettivo del volume è attirare l’attenzione e informare su un tema scottante e drammatico - la violenza domestica. A questo si accompagna una perfetta azione di raccolta fondi: parte dei proventi saranno infatti destinati alla realizzazione della divisione In occasione dell’edizione 2013 del Salone del Libro Simonetta Agnello Hornby ha presentato "Il male che si deve raccontare" e spiegato la "reason why" che caratterizza quest’ultimo nato di casa Feltrinelli per mano della grande scrittrice. L’obiettivo del volume è attirare l’attenzione e informare su un tema scottante e drammatico - la violenza domestica. A questo si accompagna una perfetta azione di raccolta fondi: parte dei proventi saranno infatti destinati alla realizzazione della divisione italiana della Foundation for the Elimination of Domestic Violence (EDV), il cui modello britannico ha riscosso ottimi risultati tra i cugini d'oltremanica. Un obiettivo ambizioso e socialmente fondamentale. Io ero lì e ho comprato il libro seduta stante. L’ho divorato parola dopo parola in poco più di 2 ore. Ero ansiosa di sapere tutto sull'argomento e soprattutto di fare qualcosa. Quanto prima. Ecco, credo che questa sia la prima e più forte reazione che scatena “il male”, raccontato dalla Agnello Hornby e combattuto personalmente nella sua veste di avvocato, nel lettore. Compri il libro e contribuisci a rendere concreta la EDV italiana. Lo leggi e capisci che molto spesso il male è davvero difficile da scorgere dall’esterno, estremamente difficile da riconoscere nella sua forma più vera anche da chi lo vive - soprattutto da chi lo vive – impossibile da superare senza aiuto.

  8. 5 out of 5

    Francyy

    Quanta verità in queste pagine. Non amo leggere la sera dopo una giornata di lavoro libri che mi facciano restare ancorata a quello che faccio tutto il giorno, ma con questa autrice ho sempre fatto una eccezione. La adoro nei romanzi, ma anche quando scrive saggi o opere legate al suo lavoro di avvocato il suo stile limpido resta un pregio indiscusso

  9. 4 out of 5

    GONZA

    Da leggere. Comunque mi chiedo quante delle leggi valide in Inghilterra lo sarebbero anche qui, dove con una certa sistematicitá ogni volta che una donna si rivolge alle forze dell'ordine viene spinta a tornare a casa e perdonare..... Da leggere. Comunque mi chiedo quante delle leggi valide in Inghilterra lo sarebbero anche qui, dove con una certa sistematicitá ogni volta che una donna si rivolge alle forze dell'ordine viene spinta a tornare a casa e perdonare.....

  10. 5 out of 5

    Gianna

  11. 4 out of 5

    Giulia L.S.

  12. 5 out of 5

    Elisa Tinella

  13. 4 out of 5

    Martina

  14. 4 out of 5

    Roberta Carambia

  15. 5 out of 5

    Elena Angelini

  16. 4 out of 5

    Federica

  17. 4 out of 5

    Vittorio Arena

  18. 5 out of 5

    Eleanor

  19. 4 out of 5

    Vincenza Maione

  20. 4 out of 5

    Valentina (Mrs Waitfor)

  21. 5 out of 5

    TheMadcap

  22. 4 out of 5

    Paloma Pionetti

  23. 4 out of 5

    Ivana

  24. 4 out of 5

    Ilari

  25. 5 out of 5

    Alessandra Chiricozzi

  26. 5 out of 5

    Enrica

  27. 5 out of 5

    Sara Della

  28. 5 out of 5

    Francesca

  29. 4 out of 5

    Angela

  30. 4 out of 5

    Callie S.

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