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Questa è l'America: Storie per capire il presente degli Stati Uniti e il nostro futuro

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Ci sono pochi posti nel mondo dove il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo è tanto ampio quanto nel caso degli Stati Uniti. L'influenza statunitense nei nostri consumi è così longeva che pensiamo di conoscere bene l'America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete. Con Ci sono pochi posti nel mondo dove il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo è tanto ampio quanto nel caso degli Stati Uniti. L'influenza statunitense nei nostri consumi è così longeva che pensiamo di conoscere bene l'America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete. Convinti che gli statunitensi siano tutti armati fino ai denti, non sappiamo, per esempio, che la metà delle armi in circolazione in America è posseduta dal 3 per cento della popolazione. Coltiviamo il luogo comune per cui gli Stati Uniti usino la mano pesante contro l'evasione fiscale e i reati dei cosiddetti colletti bianchi, ma in carcere ci vanno ancora soprattutto ragazzi neri. Ragioniamo e discettiamo sulla cultura americana e sulla sua idea di Stato e libertà, paragonando il tutto a quello che succede qui da noi, senza sapere o tener conto che gli Stati Uniti sono un Paese molto poco popolato: ci sono più persone nella sola New York di quante ce ne siano in 40 dei 50 Stati. Siamo abituati a leggere l'intera politica estera statunitense innanzitutto sulla base del petrolio, e della necessità di trovarlo, ma oggi gli Stati Uniti sono pressoché indipendenti dal punto di vista energetico. L'elenco potrebbe continuare. Allo stesso modo, abbiamo accolto il risultato elettorale più clamoroso in quasi tre secoli di storia statunitense, la vittoria del repubblicano Donald Trump alle presidenziali del 2016, a pochi anni di distanza dell'elezione di Barack Obama, primo presidente nero, come la logica e prevedibile conseguenza dei nostri luoghi comuni. Eppure ci sono fatti e cambiamenti profondi e non sempre visibili che spiegano eventi così straordinari. In quest'anno così cruciale per la politica statunitense, che porterà all'elezione di un nuovo presidente o alla rielezione di Trump, Francesco Costa riflette sulle trasformazioni e i problemi dell'America, quella vera, raccontandoci il doloroso ma inesorabile smarrimento di un Paese speciale che diventa ogni giorno più normale.


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Ci sono pochi posti nel mondo dove il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo è tanto ampio quanto nel caso degli Stati Uniti. L'influenza statunitense nei nostri consumi è così longeva che pensiamo di conoscere bene l'America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete. Con Ci sono pochi posti nel mondo dove il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo è tanto ampio quanto nel caso degli Stati Uniti. L'influenza statunitense nei nostri consumi è così longeva che pensiamo di conoscere bene l'America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete. Convinti che gli statunitensi siano tutti armati fino ai denti, non sappiamo, per esempio, che la metà delle armi in circolazione in America è posseduta dal 3 per cento della popolazione. Coltiviamo il luogo comune per cui gli Stati Uniti usino la mano pesante contro l'evasione fiscale e i reati dei cosiddetti colletti bianchi, ma in carcere ci vanno ancora soprattutto ragazzi neri. Ragioniamo e discettiamo sulla cultura americana e sulla sua idea di Stato e libertà, paragonando il tutto a quello che succede qui da noi, senza sapere o tener conto che gli Stati Uniti sono un Paese molto poco popolato: ci sono più persone nella sola New York di quante ce ne siano in 40 dei 50 Stati. Siamo abituati a leggere l'intera politica estera statunitense innanzitutto sulla base del petrolio, e della necessità di trovarlo, ma oggi gli Stati Uniti sono pressoché indipendenti dal punto di vista energetico. L'elenco potrebbe continuare. Allo stesso modo, abbiamo accolto il risultato elettorale più clamoroso in quasi tre secoli di storia statunitense, la vittoria del repubblicano Donald Trump alle presidenziali del 2016, a pochi anni di distanza dell'elezione di Barack Obama, primo presidente nero, come la logica e prevedibile conseguenza dei nostri luoghi comuni. Eppure ci sono fatti e cambiamenti profondi e non sempre visibili che spiegano eventi così straordinari. In quest'anno così cruciale per la politica statunitense, che porterà all'elezione di un nuovo presidente o alla rielezione di Trump, Francesco Costa riflette sulle trasformazioni e i problemi dell'America, quella vera, raccontandoci il doloroso ma inesorabile smarrimento di un Paese speciale che diventa ogni giorno più normale.

30 review for Questa è l'America: Storie per capire il presente degli Stati Uniti e il nostro futuro

  1. 5 out of 5

    Orsodimondo

    INVANO VERITAS Da lettore trovo che i problemi di questo libro comincino da subito, sin dal titolo, roboante e presuntuoso: Questa è l’America. Titolo da imbonitore, da venditore di utensili da cucina dai mille usi alle fiere di paese: venghino venghino, signore e signori, vi spiego il continente nuovo, quel gran paese a stelle e strisce. Che io solo conosco: non voi che ci avete vissuto o l’avete girato e frequentato molto più di me. Perché: … pensiamo di conoscere bene l’America quando in realtà, INVANO VERITAS Da lettore trovo che i problemi di questo libro comincino da subito, sin dal titolo, roboante e presuntuoso: Questa è l’America. Titolo da imbonitore, da venditore di utensili da cucina dai mille usi alle fiere di paese: venghino venghino, signore e signori, vi spiego il continente nuovo, quel gran paese a stelle e strisce. Che io solo conosco: non voi che ci avete vissuto o l’avete girato e frequentato molto più di me. Perché: … pensiamo di conoscere bene l’America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete. E ho detto “nostra” per gentilezza: ma intendevo dire “vostra”. Siete voi che non conoscete l’America, che siete un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete. Da lettore. Se invece fossi un adepto della newsletter e/o del podcast di Costa, la penserei diversamente: e ci crederei che davvero in duecento pagine mi spiega questo strano pazzesco paese che grazie al cinema è riuscito a entrare nell’immaginario di miliardi di persone che quando mettono piede lì per la prima volta riconoscono tutto e magari si stupiscono che gli idranti a Manhattan non sono fontane irregolabili (io non li ho mai visti fare il geyser, sigh). Va molto meglio col sottotitolo che limita la conoscenza che Costa vuole trasmetterci al presente degli US: ma soprattutto indica che questo presente rischia di essere il nostro futuro (prossimo). Qui lo seguo, e mi aggrego. Il primo capitolo è dedicato alla piaga dell’abuso di farmaci derivati dall’oppio, che all’inizio si assumono come antidolorifici ma poi si passa a diventarne dipendenti, per finire tossici. Piaga aberrante, drammatica. Peccato che Costa usi subito toni e parole da telepromozione: la stampa e i mass media, sia nazionali che internazionali, non se ne sono occupati, hanno sottovalutato il problema. E quindi, noi tutti aspettavamo Costa per apprenderne ed esserne edotti. Peccato che come quasi sempre succede, libri così diventano superati nel giro di pochi mesi: in questo caso, temo lo fosse anche quando è apparso. Per esempio, del problema dei farmaci oppioderivati ho cominciato a leggerne quattro anni fa circa: fu l’elezione di Trump che portò a galla questo aspetto. L’uomo dal ciuffo più vistoso del West è stato votatissimo da una fetta di elettorato che una volta eleggeva i democratici – operai metalmeccanici, che quando hanno chiuso le fabbriche, quando le hanno dislocate, sono rimasti disoccupati, e incazzati. La Rust Belt, dove gli oppioderivati vanno alla grande. E quindi chi cercava di spiegare il fenomeno Trump, la sua vittoria, tutta meno che fenomenale - e con grande rischio che si ripeta - parlava di questo problema che Costa ci vuole convincere essere il primo ad affrontare. Ne parla ampiamente Vance nel suo Elegia americana, se ne legge in Brevemente risplendiamo sulla terra di Ocean Vuong, e anche in qualche Tiffany McDaniel. A questo punto della lettura ho capito che mi conveniva saltabeccare qui e là, tanto per farmi un’idea, più del libro che degli Stati Uniti d’America. E così sono arrivato al capitolo intitolato “Eclissi”, dove, a due terzi ho letto: Questo per restare ai disastri naturali. Poi c’è tutto il resto. La deindustrializzazione. La marginalizzazione delle minoranze etniche. Il costo della vita nelle grandi città e il progressivo impoverimento delle aeree rurali. Le stragi da armi da fuoco. La debolezza delle autorità pubbliche davanti all’abuso dei farmaci. Le cicatrici profondissime lasciate dall’ultima crisi economica. Gli stipendi che non crescono da decenni. Le difficoltà nel curarsi quando ci si ammala. Dove voglio arrivare: il risultato è una grande promessa tradita, e un senso di frustrazione pervasivo e assoluto. Sorvolando sul fatto che i disastri naturali di cui parla non hanno nulla di naturale se non quello di manifestarsi attraverso elementi considerati naturali, acqua, fuoco, vento, neve, ma che sono molto innaturalmente provocati dalla scempiaggine umana. E quindi sorvolo. Ma cosa c’entra questa filippica che condensa mali nuovi e vecchi di un paese nel corso di un capitolo cominciato parlando dello stesso paese con un lungo sviluppo al 3 per cento, con oltre centosei mesi consecutivi di crescita dell’occupazione, un record storico iniziato nel 2011, ci ricorda Costa: con che logica si collegano i due aspetti? Per esempio, Costa parla del boom dei monopattini elettrici a noleggio e dice che in Italia hanno fallito: anche in questo caso, già superato dall’evolversi delle cose, a Roma si ha ormai difficoltà a muoversi sui marciapiedi per quanti ce ne sono parcheggiati nel solito modo incivile piuttosto tipico della capitale. E capita di essere superati in contemporanea a destra e sinistra da sfreccianti monopattini. Per quanto mi sia facile condividere il suo punto di vista, pertanto anche temere che quello qui descritto possa essere anche il nostro futuro, la mia impressione è che più che un’inchiesta, una ricerca, un’indagine giornalistica, Costa abbia messo insieme una specie di pamphlet. O, un inguacchio, un pastrocchio. Non fa per me, no grazie. Passo, senza concluderlo, letto e abbandonato allo stesso tempo.

  2. 4 out of 5

    Tanabrus

    In questo libro, con lo stile coinvolgente, colloquiale e al contempo preciso e accurato della newsletter e del podcast Costa ci racconta l'America. Lo fa parlando di otto argomenti, otto tematiche "americane" su cui tutti si pensa di sapere abbastanza. E invece no, perché partendo dai fatti li contestualizza raccontandone la storia, spiegando come si sia arrivati a questo punto. C'è un'emergenza per l'eroina, e questo è abbastanza noto. Ma che sia nata a seguito dell'abuso di farmaci oppiacei pro In questo libro, con lo stile coinvolgente, colloquiale e al contempo preciso e accurato della newsletter e del podcast Costa ci racconta l'America. Lo fa parlando di otto argomenti, otto tematiche "americane" su cui tutti si pensa di sapere abbastanza. E invece no, perché partendo dai fatti li contestualizza raccontandone la storia, spiegando come si sia arrivati a questo punto. C'è un'emergenza per l'eroina, e questo è abbastanza noto. Ma che sia nata a seguito dell'abuso di farmaci oppiacei promossi dallo stesso governo statunitense prima che si pensasse di porvi un freno, con tutta la storia che c'è stata dietro, non penso sia così noto. Le armi, beh, su questo argomento pensiamo di essere tutti ferratissimi. Ma solo un terzo degli americani le ha, anche se quel terzo ne ha a bizzeffe. E la famigerata NRA era nata come club hobbistico, prima di venire fagocitata dai produttori di armi che poi si sono spostati di peso a muovere la politica. Anche qui, a bocca aperta. Flint. Una cittadina povera e malmessa, la cui situazione è peggiorata in seguito all'avvelenamento da piombo dovuto a errori dell'amministrazione con la gestione delle tubature e dell'approvigionamento idrico, ignorato e sottovalutato a lungo prima che il caso esplodesse. C'è tutto quello che si sa e che si immagina, ma c'è anche l'eredità dell'economia mutevole e degli stati che non si sanno adattare: un tempo quella stessa zona era uno dei centri economici americani! Come si è arrivati da lì a ora? E ancora gli assurdi meccanismi coi quali vengono disegnati i collegi elettorali, l'imbarbarimento e l'estremizzazione della politica americana (poi prontamente mutuati nel resto del mondo), i mutamenti demografici nei grandi stati ricchi, l'annoso scontro tra autodeterminazione dei singoli stati e ingerenza del governo centrale, la situazione paraddosale della California... Otto tematiche che si conoscono, usate come grimaldello per farci entrare nella Storia americana. Perché tutto ciò che l'America è ora, nel bene e nel male, deriva da ciò che c'è stato prima, da tutte le situazioni che si sono evolute fino a giungere al giorno d'oggi. E che creeranno l'America di domani. Davvero interessante, come sempre per quanto riguarda questo giornalista.

  3. 5 out of 5

    piperitapitta

    Wild Wild Country Non sono sicura che sia una lettura capace di permetterci di capire il futuro (non credo abbia in sé doti divinatorie), ma è stata un’ottima lettura, capace di farmi comprendere, riguardo ai temi trattati, il passato e un certo presente degli Stati Uniti d’America. Non conoscevo Francesco Costa - non leggo d’abitudine Il Post, né nutro grande simpatia nei confronti di Luca Sofri (purtroppo dai tempi di Condor su Radio2, ma posso cercare di lavorarci sopra) - per cui è stato una p Wild Wild Country Non sono sicura che sia una lettura capace di permetterci di capire il futuro (non credo abbia in sé doti divinatorie), ma è stata un’ottima lettura, capace di farmi comprendere, riguardo ai temi trattati, il passato e un certo presente degli Stati Uniti d’America. Non conoscevo Francesco Costa - non leggo d’abitudine Il Post, né nutro grande simpatia nei confronti di Luca Sofri (purtroppo dai tempi di Condor su Radio2, ma posso cercare di lavorarci sopra) - per cui è stato una piacevole scoperta, sia in termini di chiarezza che di capacità di approfondimento, analisi, e divulgazione, il che mi porterà quasi inevitabilmente ad ascoltare i suoi podcast passati e, probabilmente, a seguirlo in futuro. I temi trattati, dicevo, istantanee degli USA contemporanei (ma che in alcuni casi affondano le proprie motivazioni nel passato recente fino ad arrivare, in altri, ai Padri Fondatori e alla costituzione della confederazione) interessanti soprattutto nella prima parte: non perché la seconda non lo sia, affatto, ma perché quando si addentra nel sistema di voto elettorale per l'elezione di presidente, deputati e senatori, si sentirebbe il necessità di parlarne molto più a lungo, di approfondire ancora: ho imparato cos’è il gerrymandering, però, evviva!, e ho capito un po’ meglio il sistema di voto (smantellando in parte il luogo comune secondo il quale “gli americani come si vota non lo sanno nemmeno loro”: cioè, è sicuramente vero, ma non lo sanno anche perché si cerca di non farli votare, soprattutto se neri e poveri, confondendogli le idee e mettendoli nelle condizioni di non poterlo fare); Interessanti, dunque, e molto, i capitoli che trattano dell’abuso di farmaci a base oppiacea (il caso eclatante dell’OxyContin e sui epigoni) e il contraccolpo subito dalla società con l’emergenza che ne è derivata anche con il passaggio, per molti indotto dalla dipendenza, all’eroina: ed è incredibile la coincidenza per cui, proprio mentre leggevo questo capitolo, abbia letto in contemporanea Brevemente risplendiamo sulla terra di Ocean Vuong, e visto il film Bull di Annie Silverstein, nei quali si fa riferimento diretto a questa emergenza sanitaria e nel specifico a questo farmaco; Il capitolo sul Texas, sulla sua grandezza sia in termini geografici, che economici, che politici: uno stato immenso, «in nessun altro posto come il Texas si può osservare una versione in miniatura degli Stati Uniti. In miniatura per modo di dire. Il più grande Stato americano escluso l’Alaska, il più popoloso dopo la California, per decenni il Texas ha trovato posto nel nostro immaginario quasi esclusivamente come il luogo dei ranch e del caldo torrido, dei cowboy a cavallo e dei pozzi di petrolio, dei cactus e del deserto, della musica country e dei rodei. Le strade dritte per decine di chilometri che finiscono soltanto all’orizzonte, gli sceriffi a proteggere l’ordine e i politici vestiti come sceriffi, con le camicie a quadrettoni, i cappelli a tesa larga e la pistola in vista. Ora, non che tutte queste cose in Texas non ci siano. Il Texas è lo Stato americano con più fattorie e con più capi di bestiame, è quello che incassa di più dagli allevamenti ed è il secondo per introiti dall’agricoltura; è quello che «produce» più mucche, cavalli, pecore e capre, se così si può dire, nonché di conseguenza quello che produce più lana, più cotone, più latte e più fieno. I cowboy a cavallo che governano le mandrie, insomma, ci sono ancora.» Uno stato in cui, indipendentemente dalla convivenza pacifica di chi ci abita la politica è riuscita a portare divisione, muri, morte; il capitolo sulle armi e sulla ostilità nei confronti del governo federale di Washington in stati come il Nevada, emblematico l’episodio della famiglia Bundy - Nei due decenni di cause legali, ricorsi e controricorsi che ne seguirono, Bundy sostenne di non riconoscere il potere del governo e della polizia federale statunitensi, e che l’unica entità in grado di rivendicare giurisdizione su quei terreni fosse «lo Stato sovrano del Nevada»; pretese di non riconoscere la legittimità del sistema giudiziario federale e si dichiarò «cittadino del Nevada», sostenendo che i terreni controllati dal governo federale dovessero in realtà considerarsi sotto il controllo del suo Stato - che non riconosce il potere del governo e che si arma per difendere le proprie terre dall’esproprio dando l’avvio a un caso giudiziario politico e amministrativo che solo per un caso non si conclude in tragedia, che apre anche alla piaga delle sette religiose evocando il massacri di Waco in Texas (e ora che sto guardando Wild Wild Country non posso che fare degli inevitabili confronti fra quanto avvenuto in Oregon con i discepoli di Osho e in Texas con i davidiani), ma atto anche a smontare luoghi comuni e false convinzioni, come quella che “tutti gli americani siano armati”, ripreso anche nel capitolo in cui si descrive l’eccidio di Las Vegas, quando dalla finestra di una stanza del Mandalay Bay un uomo sparò sul pubblico di un concerto di musica country uccidendo cinquantanove persone e ferendone ottocentocinquantuno; il capitolo su Flint nel Michigan e l’avvelenamento dell’acqua pubblica causato dalle scellerate e criminali decisioni amministrative, che per risparmiare cambiarono sorgente e misero in circolo nelle case e nelle fabbriche della cittadina acqua avvelenata, per poi rifiutarsi, anche a fronte dei numerosi casi di malattie nella popolazione, di riconoscere le proprie responsabilità, fino a quando, grazie a una class action, furono inchiodati da un gruppo di ricerca della Virginia Tech; quello sulla California, con il disastro dell’incendio di Paradise, conseguenza di un’urbanistica scellerata, ma anche di un’emergenza abitativa che coinvolge persino gli universitari di Berkeley, che non trovando posto nei dormitori universitari e non potendosi permettere di abitare nella zona a causa dei costi esageratamente alti degli appartamenti (scelta ponderata dei ricchi proprietari di immobili) sono costretti a vivere in strada; il capitolo su Detroit e il Michigan - con un destino comune a molti luoghi nel Midwest - un excursus attraverso il quale raccontare come uno stato divenuto altamente industrializzato nell’arco di pochi decenni (arrivando fino a raddoppiare di volta in volta e con una crescita che sembrava inarrestabile, abitanti e occupazione), possa essere passato dall’essere motore industriale degli USA a simbolo di disoccupazione e degrado (e così ho imparato anche perché il film di Eminem si intitola 8 Mile); e least but not last, come dicevo, quelli sulla politica americana, sul sistema di voto e sulle connessioni con i media: anche qui è stata un’incredibile coincidenza leggerlo subito dopo aver visto prima il film Bombshell e poi la serie The Loudest Voice, entrambi incentrati sulla figura di Roger Ailes, storico fondatore delle Fox News condannato nel 2016 per molestie sessuali, e delle sue connessioni con il partito Repubblicano e la manipolazione dell’informazione - scrive Costa: «Il vecchio Roger Ailes è morto nel 2017, un anno dopo aver lasciato Fox News a causa di molte gravissime accuse di violenze e molestie sessuali presentate da giornaliste e impiegate della rete, ma la sua assenza non ha normalizzato la situazione, anzi: ha tolto invece gli ultimi freni rimasti, legittimando un rapporto con il potere politico che nemmeno durante l’amministrazione Bush era stato così incestuoso. La docente universitaria Nicole Hemmer, esperta di media conservatori presso l’Università della Virginia, ha definito il ruolo di Fox News durante l’amministrazione Trump come «la cosa più simile a una tv di Stato che abbiamo mai avuto in America». Insomma, è stata una lettura interessante (quante volte l’ho detto?), stimolante, per certi versi anche rivelatoria, che non ha pretesa alcuna di essere esaustiva, ma che offre gli spunti per decidere di approfondire e, eventualmente, scegliere in quale direzione andare.

  4. 5 out of 5

    Luca Masera

    «Ci sono molti posti del mondo di cui sappiamo meno che degli Stati Uniti d’America», scrive Francesco Costa all’inizio de “Questa è l’America”, «ma non ci sono posti con un divario più ampio degli Stati Uniti tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo effettivamente». Poi prosegue, «pensiamo di conoscere bene l’America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete». E dopo aver letto il suo libro, posso dire «Ci sono molti posti del mondo di cui sappiamo meno che degli Stati Uniti d’America», scrive Francesco Costa all’inizio de “Questa è l’America”, «ma non ci sono posti con un divario più ampio degli Stati Uniti tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo effettivamente». Poi prosegue, «pensiamo di conoscere bene l’America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete». E dopo aver letto il suo libro, posso dire che è vero! Costa, grazie ad anni di viaggi e attività giornalistica in America, racconta nove storie per cercare di colmare questo divario e farci conoscere meglio il paese più potente del mondo: perché gli americani hanno un sistema sanitario assurdo? Perché così tante armi? Come ha fatto Donald Trump a diventare presidente? Ma repubblicani e democratici oggi hanno ancora visioni così contrastanti? Non sempre ci sono risposte chiare ed univoche a queste domande, e non potrebbe essere diversamente, ma il racconto di Costa è davvero talmente genuino, onesto e ben scritto che ci lascia la sensazione di aver compreso meglio un paese che è sempre sotto i riflettori (cinema, cultura, economia…) ma che spesso nasconde al mondo il suo lato oscuro.

  5. 4 out of 5

    Mgcgio

    Molti di noi, hanno probabilmente un'idea distorta degli Stati Uniti. Questo libro di Francesco Costa, vicedirettore del Post (a mio parere, uno dei migliori siti d'informazione italiani) e autore di una consigliatissima newsletter e podcast Da Costa a Costa (dove si parla proprio degli USA), aiuta a conoscere un po' di più una parte di questo bizzarro Paese. E' sicuramente una lettura molto interessante: gli 8 capitoli sono dedicati a 8 tematiche diverse, le approfondiscono, mostrando e spiegando Molti di noi, hanno probabilmente un'idea distorta degli Stati Uniti. Questo libro di Francesco Costa, vicedirettore del Post (a mio parere, uno dei migliori siti d'informazione italiani) e autore di una consigliatissima newsletter e podcast Da Costa a Costa (dove si parla proprio degli USA), aiuta a conoscere un po' di più una parte di questo bizzarro Paese. E' sicuramente una lettura molto interessante: gli 8 capitoli sono dedicati a 8 tematiche diverse, le approfondiscono, mostrando e spiegando aspetti che a molti di noi europei probabilmente erano ignoti (lo erano per me). Pur essendo 8 tematiche diverse, credo ci sia un fil rouge, in questo libro, che è il "come si è arrivati a Trump" (nonostante di Trump in realtà parli poco) e, ancora più in profondità, la crisi d'identità degli USA. Per questo, vengono sostanzialmente presentati aspetti piuttosto negativi, nonostante la palese ammirazione o fascino dell'autore per questo Paese. Degna di elogio è la scrittura: sia per l'esposizione chiara e scorrevole, sia soprattutto per l'abilità narrativa mostrata quando racconta casi di cronaca (in molti capitoli, parte da un singolo evento per poi allargarsi al "generale"). E' insomma un libro molto interessante, scritto molto bene, che consiglio caldamente a tutti. Come mai non 5 stelle? Perché ho trovato fastidioso, e poco corretto, che non fossero indicate le fonti a molti dati esposti dall'autore.

  6. 4 out of 5

    Elena

    Forse sono un po’ di parte, seguo Costa ormai da anni e mi sono appassionata alle sue tematiche e al suo stile, ma ho trovato questo libro davvero appagante, di facile lettura ma mai banale, pieno di storie più o meno note sugli Stati Uniti che permettono di far luce su tante questioni, che dona una preziosa chiave di lettura per capire l’America attuale con tutte le sue contraddizioni.

  7. 4 out of 5

    KnownAsLavinia

    Seguo Francesco Costa sui social da tanto tempo, l'ho anche conosciuto a Roma quando è venuto a fare una presentazione al monk, ormai anni fa. Costa è molto chiaro nel suo modo di scrivere e raccontare e arriva facilmente al punto della questione riuscendo a spiegare anche cose complesse. Questo nel libro è sicuramente visibile. Il libro è a mio avviso però più che un saggio sull'america una raccolta di aneddoti che potrebbe farti capire qualcosa in più dell'america, ma di certo non tutte le mill Seguo Francesco Costa sui social da tanto tempo, l'ho anche conosciuto a Roma quando è venuto a fare una presentazione al monk, ormai anni fa. Costa è molto chiaro nel suo modo di scrivere e raccontare e arriva facilmente al punto della questione riuscendo a spiegare anche cose complesse. Questo nel libro è sicuramente visibile. Il libro è a mio avviso però più che un saggio sull'america una raccolta di aneddoti che potrebbe farti capire qualcosa in più dell'america, ma di certo non tutte le mille sfaccettature di una nazione complessissima, questo non lo rende meno interessante, anzi è molto godibile e io personalmente ho comunque imparato molto ma mi sono spesso chiesta anche prima di comprarlo come poteva un giornalista che non ha mai vissuto in quella nazione pretendere di spiegarla con un libro di 200 pagine. Ecco, secondo me l'intento non è riuscito a pieno. Ad esempio, e lo dico da assoluta ignorante della "questione americana", si può raccontare cos'è l'america senza raccontare la forza e il potere che la CIA ha avuto negli ultimi 60 anni di storia? Io non credo. Detto questo, si legge velocemente, ci sono tante cose interessantissime ed è scritto molto bene. Penso sia un ottimo regalo per l'amico appassionato di USA che vuole saperne di più o anche per voi stessi, quindi lo consiglio.

  8. 4 out of 5

    Outis

    2.5/5 Francesco Costa apre questo libro con una premessa molto ambiziosa. Costa afferma che la nostra idea degli Stati Uniti è molto lontana dalla realtà -sarebbe addirittura il paese del mondo in cui il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo veramente sarebbe più ampio- fortunatamente c'è il suo libro ad aiutarci a colmare questo divario. È davvero così? Ni. Per quanto riguarda la mia esperienza, No. News, film, social network, prodotti culturali...gli Stati Uniti sono on 2.5/5 Francesco Costa apre questo libro con una premessa molto ambiziosa. Costa afferma che la nostra idea degli Stati Uniti è molto lontana dalla realtà -sarebbe addirittura il paese del mondo in cui il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo veramente sarebbe più ampio- fortunatamente c'è il suo libro ad aiutarci a colmare questo divario. È davvero così? Ni. Per quanto riguarda la mia esperienza, No. News, film, social network, prodotti culturali...gli Stati Uniti sono onnipresenti e, volenti o nolenti, sono il paese che più conosciamo, eccetto il nostro. Considerando che io, che non sono particolarmente interessata alla cultura statunitense, conoscevo già quasi tutti gli argomenti trattati da Costa, per un appassionato di Usa questo libro mooolto difficilmente potrà essere illuminante. Quindi è un libro inutile, da evitare? Non necessariamente, è un libro scritto bene, in modo appassionante. Però, l'ambizione di farci conoscere veramente gli Stati Uniti...ecco, magari quello no. Da una parte il tema è amplissimo e Costa non tenta di scrivere un saggio il più possibile completo, scientifico e oggettivo: parla di alcuni argomenti che gli stanno a cuore, senza bibliografia e citando pochissimi dati. D'altra parte non si tratta nemmeno di un saggio "personale" in cui l'autore ci spiega il suo rapporto con gli Usa e le sue esperienze in questo paese, anche perché Francesco Costa non vive né ha vissuto negli Stati Uniti. Grazie a questo libro ho conosciuto l'assurda storia della famiglia Bundy in Nevada (una cosa che potrebbe succedere solo negli Usa!) e le conseguenze dell'abuso dei referendum in California. Ma per una sufficienza non basta, anche perché in tutto il saggio alcune affermazioni sono buttate là in uno modo un po' troppo superficiale, cosa che mi ha dato fastidio.

  9. 5 out of 5

    Kittaroo

    Bello ed interessante. Avvincente e profondo. Si legge che è un piacere e non solo soddisfa tante curiosità ma anche stimola riflessioni. Ti fa un po’ desiderare che Costa si impegni pure a spiegarti la vita. Un gran solluchero leggere un così bravo giornalista.

  10. 5 out of 5

    Francesco Enni

    Normalizzare gli Stati Uniti e discernere luoghi comuni da fondati pregiudizi. L'opera è un interessante ritratto socio-politico di una nazione cresciuta su estremismi e dolorosi compromessi. Non è esule da feroci critiche di natura politica. L'imbarazzante debolezza del governo centrale, l'insensatezza di un Congresso che premia le aree rurali e conservatrici, l'inefficienza di una costituzione che cristallizza da secoli il sistema istituzionale, l'aberrante pratica del Gerrymandering, l'indegn Normalizzare gli Stati Uniti e discernere luoghi comuni da fondati pregiudizi. L'opera è un interessante ritratto socio-politico di una nazione cresciuta su estremismi e dolorosi compromessi. Non è esule da feroci critiche di natura politica. L'imbarazzante debolezza del governo centrale, l'insensatezza di un Congresso che premia le aree rurali e conservatrici, l'inefficienza di una costituzione che cristallizza da secoli il sistema istituzionale, l'aberrante pratica del Gerrymandering, l'indegna influenza di Lobby come L'NRA, vengono trattati in modo esauriente presentandone gli esacerbanti effetti. Nelle storture viene delineato un ritratto culturale dell'Americano medio. Dalle storie di studenti di Berkeley di "buona famiglia" che vivono come senza-tetto, alle famiglie distrutte da oppiacei somministrati per un mal di schiena, Costa racconta di un mondo in cui una media di 20 omicidi al giorno (causati da armi da fuoco) in una grande città non fa notizia. Parla anche di una cultura in evoluzione, di un cambiamento in atto che ha fatto sì che uno stato come il Texas sia avviato verso un futuro progressista e si prepari ad essere il futuro polo della politica statunitense. A rimanere più impressi sono forse gli aneddoti più crudi, come questo mantra, insegnato durante le esercitazioni nelle scuole elementari. "In caso di sparatoria scavalca chi è stato colpito all'addome, anche fosse il tuo migliore amico". Forte e senza veli è un percorso variegato, che passando per storie emblematiche getta le basi per la comprensione del paese che più influenza lo scacchiere socio-politico mondiale.

  11. 4 out of 5

    ❄️ Antonella ❄️

    3,5 *

  12. 5 out of 5

    Jessica

    Un libro chiaro preciso interessante e ben approfondito! Ho ritrovato la stessa cura che mette nel creare il suo Podcast (che adoro, tra l'altro) Un libro chiaro preciso interessante e ben approfondito! Ho ritrovato la stessa cura che mette nel creare il suo Podcast (che adoro, tra l'altro)

  13. 4 out of 5

    Gattalucy

    Seguo Fancesco Costa dai tempi di Internazionale, e i suoi reportages su Post sono chiarificatori sullo stato dell'Unione, molto più di quello che si riesce a capire dai media. L'analisi di otto argomenti che, partendo da lontano, cercano di spiegare l'involuzione politica che sembra aver preso la democraza più emblematica al mondo, tentano di dissolvere certi preconcetti che abbiamo intorno agli States noi Europei, e nel contempo di far comprendere perchè, nonostante le indubbie disuguaglianze, Seguo Fancesco Costa dai tempi di Internazionale, e i suoi reportages su Post sono chiarificatori sullo stato dell'Unione, molto più di quello che si riesce a capire dai media. L'analisi di otto argomenti che, partendo da lontano, cercano di spiegare l'involuzione politica che sembra aver preso la democraza più emblematica al mondo, tentano di dissolvere certi preconcetti che abbiamo intorno agli States noi Europei, e nel contempo di far comprendere perchè, nonostante le indubbie disuguaglianze, la mentalità di quel popolo, che viene da un meticciato proficuo e produttivo, permette loro di avere una economia floridissima, grandi scienziati, grandi Università, grandi capacità innovative. Mi ha chiarito molte idee che prima erano confuse, intorno alla politica, alla elezione di un presidente come Trump, alla organizzazione dei colleggi elettorali, alla cannibalizzazione della politica. Ho scoperto cose che non sapevo, come il disastro del consumo di oppiacei e l'inceppamento dei pesi e contappesi che dovrebbero garantire il funzionamento di una democrazia. L'unica cosa che però non mi ha chiarito resta: "ma i grandi elettori... chi sono 'sti grandi elettori?!"

  14. 4 out of 5

    Francesco Restuccia

    Buon libro per chi sta in Italia, non sa niente di USA e vuole capirne un po' di piu', ma abbastanza scarno per chi sta in USA. Abbastanza frammentario nello stile, saltella un po' da un argomento a un altro. Fair effort overall. Buon libro per chi sta in Italia, non sa niente di USA e vuole capirne un po' di piu', ma abbastanza scarno per chi sta in USA. Abbastanza frammentario nello stile, saltella un po' da un argomento a un altro. Fair effort overall.

  15. 5 out of 5

    Matteo

    Cosa NON mi è piaciuto: la mancanza di una bibliografia più dettagliata e il non soffermarsi troppo su alcuni problemi che credo avrebbero richiesto più attenzione (in particolare quello della diseguaglianza economica e la questione dei neri) Cosa mi è piaciuto: tutto il resto. Francesco Costa scrive bene e tramite gli eventi di cronaca più eclatanti e singolari degli ultimi anni racconta gli USA con le loro idiosincrasie. Il suo libro si legge in un paio di giorni ma è un’ottima introduzione agl Cosa NON mi è piaciuto: la mancanza di una bibliografia più dettagliata e il non soffermarsi troppo su alcuni problemi che credo avrebbero richiesto più attenzione (in particolare quello della diseguaglianza economica e la questione dei neri) Cosa mi è piaciuto: tutto il resto. Francesco Costa scrive bene e tramite gli eventi di cronaca più eclatanti e singolari degli ultimi anni racconta gli USA con le loro idiosincrasie. Il suo libro si legge in un paio di giorni ma è un’ottima introduzione agli Stati Uniti, dalla crisi degli oppiacei alla rivoluzione repubblicana di Gingrich. America 101, come direbbero loro.

  16. 5 out of 5

    Elisabetta

    Aspettative alte, altissime, per il libro di Francesco Costa, che seguo da anni nella newsletter e nel podcast Da Costa a Costa. Tutte pienamente soddisfatte. È un ritratto approfondito di quello che (crediamo di sapere e invece) non sappiamo dell’America contemporanea, frutto di tanto lavoro sul campo. Costa prende spunto da storie emblematiche (alcune già toccate nelle puntate del suo podcast) per inserirle in riflessioni di ampio respiro sulle trasformazioni della cultura, della società, della Aspettative alte, altissime, per il libro di Francesco Costa, che seguo da anni nella newsletter e nel podcast Da Costa a Costa. Tutte pienamente soddisfatte. È un ritratto approfondito di quello che (crediamo di sapere e invece) non sappiamo dell’America contemporanea, frutto di tanto lavoro sul campo. Costa prende spunto da storie emblematiche (alcune già toccate nelle puntate del suo podcast) per inserirle in riflessioni di ampio respiro sulle trasformazioni della cultura, della società, della politica statunitense, tenendo lontani stereotipi, generalizzazioni e spiegazioni superficiali. La prosa e la sua di sempre, chiara e lineare. Un libro che si divora in pochi giorni!

  17. 5 out of 5

    ClaCle

    Tanto per cominciare non nascondo la stima profondissima per Francesco Costa e il suo lavoro. Lavoro che è sempre appassionato, preciso, puntuale, meticoloso e che, in una realtà in cui scegliere le proprie fonti di informazione diventa sempre più complesso, facilita notevolmente le cose. Trovo per altro interessantissimo il tentativo di cambiare dall'interno il paradigma giornalistico ripensandone da zero il modello di business e prevedendo un finanziamento "dal basso" spontaneo e volontario - Tanto per cominciare non nascondo la stima profondissima per Francesco Costa e il suo lavoro. Lavoro che è sempre appassionato, preciso, puntuale, meticoloso e che, in una realtà in cui scegliere le proprie fonti di informazione diventa sempre più complesso, facilita notevolmente le cose. Trovo per altro interessantissimo il tentativo di cambiare dall'interno il paradigma giornalistico ripensandone da zero il modello di business e prevedendo un finanziamento "dal basso" spontaneo e volontario - che premia chi lavora bene, per farla semplice semplice. Questa è L'America non poteva che essere com'è: semplice ma tutt'altro che semplicistico. Aiuta a scrollarsi di dosso i luoghi comuni sugli Stati Uniti che, non fosse altro che per osmosi, noi europei ci portiamo dietro da anni. L'america è un paese affascinante e complesso e se vogliamo iniziare a comprenderlo dobbiamo innanzitutto uscire dalla forma mentis europea e capire che la loro democrazia, la loro sanità, la loro vita sociale sono una cosa diversa, hanno una storia diversa - non per forza migliore o peggiore - dalla nostra. Tentare di metterci nei loro panni, walk a mile in their shoes. La penna di Francesco è perfetta. Chiara e scorrevole. Non scivola, non si perde, non divaga. Chi è abituato ad ascoltare il podcast ad un certo punto avrà la sensazione di sentire in cuffia le parole che sta leggendo. Mi piange il cuore a vederlo pubblicato in Mondadori, un libro così si sarebbe meritato la dignità di ben altre case editrici!

  18. 4 out of 5

    riru

    Bello, bello, bello. Se a leggerlo è un ascoltatore/lettore di da Costa a Costa, allora questo libro sarà uno strumento di approfondimento e “rinfrescamento” di tematiche già magari affrontate; ci sono anche tanti spunti nuovi e a me che leggo/ascolto da un po’ i lavori di Costa non è mai arrivata la sensazione del già visto. Per chi invece è un novizio, allora vi si spalancherà un mondo. Il taglio del libro è senza dubbio più sociologico che politico in senso stretto, ma davvero la politica è c Bello, bello, bello. Se a leggerlo è un ascoltatore/lettore di da Costa a Costa, allora questo libro sarà uno strumento di approfondimento e “rinfrescamento” di tematiche già magari affrontate; ci sono anche tanti spunti nuovi e a me che leggo/ascolto da un po’ i lavori di Costa non è mai arrivata la sensazione del già visto. Per chi invece è un novizio, allora vi si spalancherà un mondo. Il taglio del libro è senza dubbio più sociologico che politico in senso stretto, ma davvero la politica è composta da mille variabili e non si può comprenderla senza conoscerle, men che meno se si parla di uno stato vastissimo e lontano come gli Stati Uniti. Per certi versi, Questa è l’America avrà il privilegio di lasciarvi con più domande che risposte, di certo comunque non guarderete più gli States come prima.

  19. 4 out of 5

    Manuel Modesti

    Non ci sono posti con un divario più ampio degli Stati Uniti tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo effettivamente. Francesco Costa, vicedirettore de il Post, si occupa da anni di questioni americane. Il suo interesse lo ha portato a creare nel 2015 Da Costa a Costa, un progetto giornalistico multimediale sulla politica e la cultura statunitense, composto da un podcast e una newsletter, completamente finanziato dai contributi volontari dei suoi lettori/ascoltatori. Senza D Non ci sono posti con un divario più ampio degli Stati Uniti tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo effettivamente. Francesco Costa, vicedirettore de il Post, si occupa da anni di questioni americane. Il suo interesse lo ha portato a creare nel 2015 Da Costa a Costa, un progetto giornalistico multimediale sulla politica e la cultura statunitense, composto da un podcast e una newsletter, completamente finanziato dai contributi volontari dei suoi lettori/ascoltatori. Senza Da Costa a Costa oggi, probabilmente, non esisterebbe Questa è l’America. L'intento del libro non è di sviscerare ogni aspetto degli Stati Uniti d’America, ma cercare di raccontarli tramite alcune storie emblematiche del loro passato e del loro presente, nel tentativo di comprenderli più in profondità, fornire al lettore delle chiavi interpretative più solide sulle loro peculiarità e smentire molti dei luoghi comuni che, continuamente, affiorano nei discorsi che li riguardano. Gli storici lettori/ascoltatori di Da Costa a Costa non rimarranno sorpresi dalle innate doti di storyteller di Francesco Costa che, con uno stile chiaro e immersivo, guida il lettore lungo un percorso variegato alla scoperta di un paese ricco di complessità e contraddizioni: - si ripercorrono le cause dell’abuso dei farmaci antidolorifici oppiacei, sfociato nel giro di pochi anni in un’epidemia di tossicodipendenza senza precedenti; - si narra di Cliven Bundy e dell’America rurale, delle sette religiose, dei suprematisti e nativisti bianchi e del secolare conflitto che contrappone la salvaguardia della proprietà privata alle ingerenze dello Stato regolatore; - si affronta il tema dello straordinario sviluppo economico e culturale del Texas, ormai avviato a diventare uno degli Stati più progressisti d’America e il vero centro di gravità della politica statunitense, anche in rapporto alla sua prossimità con il fenomeno migratorio tanto avversato dagli elettori repubblicani; - si racconta della devastazione del Midwest industriale e dello scandalo dell’avvelenamento dell’acqua di Flint, con la comunità afroamericana più povera costretta a pagarne le maggiori conseguenze; - si approfondiscono le incoerenze della California, il cui predominio mondiale in ambito economico e culturale deve fare i conti con i nodi della sovrappopolazione, del costo spropositato delle case, della fragilità politica e del caos della deregolamentazione; - si tratta della questione delle armi da fuoco, un dibattito inquinato da decenni dal potere di condizionamento della lobby dell’NRA nelle scelte della politica statunitense. Se è vero, inoltre, che sempre più diffuse sono le armi - e sempre più sono le stragi, gli incidenti e gli omicidi legati al loro utilizzo - è altrettanto vero che sono sempre meno americani a possederle; - si giunge all’analisi del ruolo dei Repubblicani e di Fox News nella radicalizzazione della società e della politica americana, attraverso un costante innalzamento dei toni dello scontro politico e a una diffusa e capillare opera di disinformazione, culminata nell’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti; - si termina con una digressione sulle storture del sistema politico americano, ovvero la pratica del ridisegnamento dei collegi elettorali (il gerrymandering), le difficoltà nell’esercizio del diritto di voto per le fasce più deboli della popolazione o la crisi della rappresentatività di fronte ai mutamenti della società. Un libro, oggi più che mai, utile a gettare le basi per comprendere e conoscere davvero il paese che più influenza il nostro stile di vita, i nostri consumi e la nostra visione del mondo.

  20. 4 out of 5

    IlRiccio

    Per cercare di capire la politica americana bisogna comprenderne le dinamiche sociali, dice Francesco Costa, e concordo molto su questo suo pensiero. Trattando una serie di argomenti ben conosciuti agli ascoltatori dei suoi podcast, Francesco Costa ci regala uno sguardo trasversale su temi importanti per la società americana, con un approccio originale ma efficace per farci comprendere un po' di più gli Stati Uniti, il suo presente e la sua storia più o meno recente. L'ultimo capitolo sul gerrym Per cercare di capire la politica americana bisogna comprenderne le dinamiche sociali, dice Francesco Costa, e concordo molto su questo suo pensiero. Trattando una serie di argomenti ben conosciuti agli ascoltatori dei suoi podcast, Francesco Costa ci regala uno sguardo trasversale su temi importanti per la società americana, con un approccio originale ma efficace per farci comprendere un po' di più gli Stati Uniti, il suo presente e la sua storia più o meno recente. L'ultimo capitolo sul gerrymandering e sui meccanismi nascosti del sistema elettorale americano a mio avviso illuminante.

  21. 5 out of 5

    Eugi

    Da eterna curiosa (soprattutto di capire e analizzare gli stili di vita delle persone) e amante folle dell’America anche più remota e meno “cool”, non potevo non amare un libro che riesce a spiegare e approfondire aspetti controversi degli States e temi/problemi serissimi attraverso aneddoti spesso anche divertenti e grazie a un linguaggio piacevole e scorrevolissimo, che abbatte finalmente tante dicerie e luoghi comuni.

  22. 5 out of 5

    dimitry

    Non è esauriente né completo ma rappresenta comunque un ottimo punto di partenza per i dummies come me che non sanno quasi nulla di attualità e politica statunitense.

  23. 5 out of 5

    Ruppe

    Nelle prime pagine l’autore mi ammonisce, quasi mi sgrida! Tutto quello che noi sappiamo o crediamo di sapere sugli americani, il sistema sanitario, la loro mentalità, eccetera è frutto di luoghi comuni, banalizzazioni. Anche se, su qualche punto di questa introduzione (per esempio il fatto che i ragazzi neri vengano incarcerati di preferenza rispetto ad altre categorie), storco il naso perché mi sembra difficile affermare che si tratti di una mia falsa impressione, accetto questa critica che fa d Nelle prime pagine l’autore mi ammonisce, quasi mi sgrida! Tutto quello che noi sappiamo o crediamo di sapere sugli americani, il sistema sanitario, la loro mentalità, eccetera è frutto di luoghi comuni, banalizzazioni. Anche se, su qualche punto di questa introduzione (per esempio il fatto che i ragazzi neri vengano incarcerati di preferenza rispetto ad altre categorie), storco il naso perché mi sembra difficile affermare che si tratti di una mia falsa impressione, accetto questa critica che fa da presupposto, mi faccio umile e inizio a leggere con entusiasmo. Dopo qualche pagina però, sorge la perplessità; qui ce ne sono eccome, di generalizzazioni e di pregiudizi. Inizia a sorgere il dubbio che l’autore ci tenga a criticare i luoghi comuni degli altri per imporre i propri. Fa affermazioni categoriche senza documentazione o note bibliografiche; esempi: afferma che NESSUNO MAI informasse i pazienti dei rischi relativi ai farmaci oppiacei negli Stati Uniti. Un’affermazione così forte andrebbe suffragata da qualche dato concreto, mi sembra difficile pensare che mai nessun medico, su milioni e milioni di casi, abbia dato un’informazione sui farmaci. Altri esempi? Cito testualmente: “la cultura statunitense preferisce da sempre alla prudenza una certa ingenua e avventuriera incoscienza, soprattutto quando si tratta di inseguire qualche comodità in più”. Che grande, gigantesca, superficiale generalizzazione.. Ce ne sono ancora di peggiori sull’Europa, vista come retriva, poco stimolante, preda delle leggi, contrapposta a una California super frizzante e meravigliosamente imprenditoriale… Pagine che sono la fiera della promozione del neoliberismo, ignorando tutti gli aspetti negativi di alcune società della new economy americana e i motivi che hanno indotto l’Europa a creare legislazioni per arginare il loro comportamento aggressivo e scorretto. C’è insomma molto giudizio personale, molta chiacchiera da bar e poca saggistica concreta, intesa come ricerca documentata. Il testo è quindi particolarmente discorsivo e leggero, ma mancano elementi tangibili e misurabili. Costa inserisce spesso dati, ma senza citare fonti o bibliografie, non so quindi se siano accurati, presi da Internet o trovati chissà dove e quando. Qualche statistica buttata qua e là e uno studio citato (uno! Su centinaia di affermazioni che dovrebbero avere una base statistica documentata) non rimediano a un pasticcio che è tutto fatto di opinioni personali, dati letti da qualche parte e riportati come verità, senza poter valutare se siano prelevati da fonti affidabili o meno. Sembra un saggio scritto da qualcuno che non ha la formazione e le competenze del saggista; principalmente per il citare continuo di statistiche, senza indicarne la fonte. Ma anche per l’inserire giudizi piuttosto ampi e categorici senza suffragio di fonti, e così via. L’autore cade, insomma, nell’errore da cui ci ha redarguiti all’inizio: riporta continuamente e con sicumera stupefacente le sue opinioni, forse anche giuste in molti casi, come se fossero verità. Mi sembra inoltre che ci sia una mescolanza fastidiosa: si tratta di un testo sociologico? Di un report di dati e problematiche? Di un commento etico? Un’analisi politica? O un racconto fra amici, guardando le diapositive del viaggio sulla Route66? Un po’ tutte queste cose insieme, senza farne bene nessuna. I dati si mescolano alle impressioni personali, in un capitolo che parla di una città si fa una breve digressione su un argomento e poi su un altro, trattandoli tutti con superficialità. Trovo l’apoteosi negativa nelle due facciate dedicate alla schiavitù e alla conquista di alcuni diritti civili da parte della popolazione nera, due paginette sbrigative e incredibilmente superficiali che non riportano praticamente una data, un nome di movimento, un personaggio chiave. Parlando di stile, il linguaggio è francamente troppo colloquiale e giovanilistico, si distingue per termini come “copincollare” o “sbattersi a inventare qualcos’altro”. Peggio ancora: per alleggerire un tono già francamente troppo leggero, utilizza continuamente citazioni pop come fonti, specialmente serie televisive. Mi rendo conto che vadano molto di moda negli ultimi anni, ma utilizzarle come basi attendibili o rafforzative in un discorso sociologico e politico mi pare eccessivo: the west wing, mad men, black panther, e via all’infinito. L’autore mi cita come ipotetiche dimostrazioni dell’attuale integrazione americana l’unico film che ha il cast di colore, l’unico film che ha un cast asiatico, l’unica hit pop sudamericana riuscita a raggiungere la vetta della classifica negli ultimi anni… Un meccanismo induttivo forzatissimo, paragonabile a voler dire che l’Italia è un paese multietnico aconflittuale perché il kebabbaro egiziano del mio quartiere va d’accordo con tutti. La vetta di umorismo involontario è sostenere che Detroit sia una città post industriale e segregata razzialmente utilizzando, come argomentazione a sostegno, il fatto che un regista abbia deciso di ambientarci “Robocop”. Quando affronta il tema politico il caos si fa totale, ci sono dati e discorsi mescolati in maniera confusionaria, un’idea segue l’altra senza una logica precisa e non si capisce quale sia la tesi di fondo o cosa stia cercando di dimostrarmi l’autore. A volte dopo una pagina e mezza mi fermo, torno indietro e rileggo per capire dove voglia andare a parare (oltre che raccontarmi opinioni e fatti vagamente correlati fra loro). La sensazione è di superficialità, estrema leggerezza e di una ricerca scritta per chi non ha proprio voglia di leggere saggi, ma preferisce ascoltare un podcast o informarsi guardando video su YouTube. Che un giornalista abbastanza affermato approfondisca in questa maniera mi conferma (ormai non mi allarma nemmeno più, perché la consapevolezza è consolidata) la superficialità diffusa dei mezzi di informazione, di chi li fa e degli editori che li diffondono. Mi rattrista e sconforta che un libro del genere abbia recensioni entusiastiche su queste piattaforme, e voti tanto alti (peraltro superiori a Dostoevskji, Angela Davis, Philip Roth,...). Corrisponde alla formazione culturale e informativa attuale degli italiani, che sembrano assorbire acriticamente qualsiasi cosa venga raccontata (soprattutto se proviene da Internet o da un blog), senza cercare di capire se chi l’ha scritta stia dando informazioni documentate oppure opinioni personali. Ci sono persone che formeranno, quindi, le proprie opinioni sugli Stati Uniti basandosi su questo libretto vacuo... Lettori, un saggio è una ricerca: si analizzano fonti e informazioni e le si raccoglie in maniera organica, creandone nuove conclusioni o verificando l’accuratezza delle vecchie e citandole. Se invece - per rendere le cose più leggere e fare meno fatica - sto solo riportando dati altrui senza nemmeno citarli, quello si chiama plagio. L’altra possibilità è forse ancora peggiore: se non sto creando una ricerca mia e non sto citando dati altrui, ma mi sono fatto un’opinione leggendo qua e là e ora scrivo, senza appoggiarmi particolarmente sui dati: questo si chiama riportare le proprie opinioni, spacciandole per fatti. Vorrei aggiungere che questa preziosità di libro si acquista per ben 18 € e sarà costato circa sei mesi di lavoro; poveri sociologi veri e scrittori seri, che dedicate anni alle vostre ricerche..

  24. 5 out of 5

    Cristina

    In realtà sarebbero 4 stelline e mezzo, perché la mancanza di una bibliografia seria si è fatta sentire. Ho aspettato un sacco questo libro (e qui partirebbe tutto un pippone sul fatto che non ho fatto ordini di libri su amazon durante il lockdown perché sono #teamlibrerieindipendenti) e l'attesa è stata ripagata. Seguo da anni Francesco Costa e i suoi podcast e qui ho ritrovato il suo modo lineare di spiegare e raccontare cose sulle quali magari pensiamo di sapere molto, ma che invece nascondon In realtà sarebbero 4 stelline e mezzo, perché la mancanza di una bibliografia seria si è fatta sentire. Ho aspettato un sacco questo libro (e qui partirebbe tutto un pippone sul fatto che non ho fatto ordini di libri su amazon durante il lockdown perché sono #teamlibrerieindipendenti) e l'attesa è stata ripagata. Seguo da anni Francesco Costa e i suoi podcast e qui ho ritrovato il suo modo lineare di spiegare e raccontare cose sulle quali magari pensiamo di sapere molto, ma che invece nascondono piccoli e grandi risvolti dei quali ignoriamo l'esistenza. Ho sentito la mancanza di un capitolo con lo spiegone sul sistema sanitario statunitense (fortuna che ne ha parlato in un recente podcast, ma mi sarebbe piaciuto averlo per scritto), fondamentali le storie sul Midwest, sulle armi e sul sistema elettorale statunitense.

  25. 4 out of 5

    Maria Pia

    Una analisi chiara dei meccanismi che hanno portato gli Stati Uniti ad essere a quello che sono nel 2020, che, anche se supportata da dati, non porta all’ “information overload”, ma in alcuni tratti sembra letteratura. Lettura necessaria per capirci di più.

  26. 4 out of 5

    gio

    Molto interessante nel complesso, facile da seguire e chiaro nell’esposizione. Alcune cose più o meno condivisibili (diciamo che sulle università statunitensi ci sarebbero tante cose da dire oltre alle classifiche), ma comunque piacevole da leggere.

  27. 4 out of 5

    Zooey Glass

    Non classificabile, almeno io non posso. E' un libro indubbiamente godibile e scorrevole, soprattutto per il tipo di lettore a cui si rivolge (paternalisticamente) Costa: un italiano, che non parla inglese e che (NEL 2020) non ha mai sentito parlare degli Stati Uniti d'America. Purtroppo non faccio parte del target di riferimento. Incredibilmente ci sono anche italiani che negli States ci vanno, leggono quotidiani, riviste e libri Statunitensi. Addirittura c'è chi ha l'ardire di sapere l'inglese Non classificabile, almeno io non posso. E' un libro indubbiamente godibile e scorrevole, soprattutto per il tipo di lettore a cui si rivolge (paternalisticamente) Costa: un italiano, che non parla inglese e che (NEL 2020) non ha mai sentito parlare degli Stati Uniti d'America. Purtroppo non faccio parte del target di riferimento. Incredibilmente ci sono anche italiani che negli States ci vanno, leggono quotidiani, riviste e libri Statunitensi. Addirittura c'è chi ha l'ardire di sapere l'inglese e laurearsi con tesi sulla loro Costituzione e studiare trattati internazionali come il NAFTA. Inutile dire che, essendo io uno degli strani soggetti in questione, questo libro, mi ha dato NESSUNA nuova informazione. In compenso mi ha fatto imbestialire il suddetto tono accondiscendente (basato su una, non pervenuta, ineccepibile competenza?), pur regalandomi grandi risate per l'acerba ingenuità del ragazzo. Nel 2020, con la globalizzazione culturale, esiste qualcuno che non sia a conoscenza della crisi degli oppiacei? Di Vicodin e Oxy si parlava anche in Six Feet Under, era il 2003; senza contare le puntate di Intervention in onda a ripetizione da… boh, 25 anni? D'altronde un'occhiata alla bibliografia fa capire subito il livello di approfondimento operato dal "Giornalista": tesina dello IULM. Il che mi porta a due considerazioni. Devo considerare le GRAVISSIME lacune in alcuni dei suoi racconti come colpose? Mi sembra comunque strano cercare di parlare di Flint e non trovare subito, persino su You Tube, riferimenti a Barack Obama e al momento più basso della sua presidenza, come si fa a non citarlo? Secondariamente, c'è chi lo finanzia per questo? Really? E' perché non sanno l'inglese e non riescono a leggere il New York Times? Nel caso ve lo traduco io, per una modica birra, e consiglio libri, già tradotti in italiano, per chi vuole veramente informarsi.

  28. 4 out of 5

    Mosco

    Finalmente ho capito bene come funziona (non benissimo) il sistema elettorale, come non funziona la sanità e tanti altri misteri americani. Libro agile e interessante, come le newsletter settimanali di Costa che consiglio vivamente. Soprattutto quest'anno di presidenziali. Finalmente ho capito bene come funziona (non benissimo) il sistema elettorale, come non funziona la sanità e tanti altri misteri americani. Libro agile e interessante, come le newsletter settimanali di Costa che consiglio vivamente. Soprattutto quest'anno di presidenziali.

  29. 4 out of 5

    Diana

    Ho finito il libro di #francescocosta e non posso che consigliarlo a tutti gli appassionati di Stati Uniti, ma anche a chi è semplicemente interessato a ciò che accade fuori dai nostri confini nazionali perché questo libro è, in generale, un’ottima analisi sociologica che spazia tra economia e politica. È una raccolta di aneddoti più o meno conosciuti, che Costa utilizza come assist per parlare di macro argomenti molto più pregnanti: dall’immigrazione messicana, alle sparatorie sempre più freque Ho finito il libro di #francescocosta e non posso che consigliarlo a tutti gli appassionati di Stati Uniti, ma anche a chi è semplicemente interessato a ciò che accade fuori dai nostri confini nazionali perché questo libro è, in generale, un’ottima analisi sociologica che spazia tra economia e politica. È una raccolta di aneddoti più o meno conosciuti, che Costa utilizza come assist per parlare di macro argomenti molto più pregnanti: dall’immigrazione messicana, alle sparatorie sempre più frequenti, dagli incendi boschivi fino a spiegare in modo chiaro e sconcertante come si è arrivati ad una politica così polarizzata e quali sono alcune delle surreali leggi che stanno mandando in stallo la California. Insomma, se volete sapere come mai dopo l’elezione di Barak Obama c’è stato un picco nella vendita delle armi, come si sia arrivati ad un presidente (Trump) così terribilmente aggressivo, sessista, negazionista e senza filtri, perché Austin sta diventando una splendida città culturalmente vivace e accogliente e quanto potrebbe costarvi comprare casa a San Francisco... non vi resta che comprarlo!

  30. 5 out of 5

    LuLú

    Otto saggi distinti sull’America, uniti dalla voglia di fotografare in maniera fedele e concreta la situazione generale nell’epoca Trump. Francesco Costa scava in lungo e in largo per avere risposte a domande che noi tutti ci facciamo o ci siamo fatti almeno una volta pensando agli US. Ci racconta uno scenario distante da quello a cui siamo abituati grazie a cinema e notizie sporadiche ascoltate durante le elezioni, indaga le cause che hanno portato all’inesorabile cambiamento di un paese così v Otto saggi distinti sull’America, uniti dalla voglia di fotografare in maniera fedele e concreta la situazione generale nell’epoca Trump. Francesco Costa scava in lungo e in largo per avere risposte a domande che noi tutti ci facciamo o ci siamo fatti almeno una volta pensando agli US. Ci racconta uno scenario distante da quello a cui siamo abituati grazie a cinema e notizie sporadiche ascoltate durante le elezioni, indaga le cause che hanno portato all’inesorabile cambiamento di un paese così vasto e sconfinato eppure così piccolo quando si parla di governo o di problemi radicati da generazioni. A noi trarre le nostre conclusioni. L’ho trovato molto gradevole e ne consiglio la lettura a chi interessato all’argomento, non ne resterà deluso. Unica pecca, se così possiamo chiamarla, essendo un testo così stimolante, avrei approfondito, ancora di più, quasi tutte le parti.

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